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Come sarebbe senza?

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Spesso mi domando come sarebbe vivere senza sclerosi multipla.

Chi avrei vicino e chi no. Chi avrei conosciuto o meno. Come vivrei la mia quotidianità e come vedrei il mio futuro. Domande dettate dalla persona che sono sempre stata, dotata di enorme sensibilità.

Fin da piccola avevo una tendenza a cercare sempre di capire, a domandarmi il senso di ogni cosa. E da un po’ di tempo rimbomba in testa di nuovo questo “gioco”.

Ho provato a ricordarmi com’era avere la sensibilità su tutto il corpo, a come potevo soffrire terribilmente il solletico sotto ai piedi solo al pensiero, o a come facevo a non essere mai stanca. Oppure a stare un’intera giornata senza prendere un farmaco, o a poter fare la pipì senza concentrarmi sullo svuotare o meno la vescica, o a non pensare troppo alle scarpe da mettere visto che non era presente la paura di inciampare visto l’equilibrio a volte molto instabile.

Prima questo tipo di pensieri non esisteva. Non dovevo ragionare su ogni movimento del corpo per cercare di non far perdere la memoria sul “come si fa” alla mia testolina sballata. Non pensavo di avere dei limiti, mi sentivo invincibile.

E poi, gli attacchi di panico, questi sconosciuti fino a 5 anni fa. L’obbligo a fare sport quotidianamente e non solo per il piacere di farlo ma perché sai che se non muovi le gambe ogni giorno, la sera la passerai a darti pugni e sberle su quelle due cose cicciottelle sempre odiate che dovrebbero farti camminare. E per assurdo più scrivo, più mi accorgo che potrei fare un elenco infinito di cose che sono diverse ora.

Cose alle quali una persona che gode di ottima salute non pensa mai, e a cui nemmeno io pensavo prima, nonostante nella mia famiglia ci siano state diverse battaglie, alcune vinte e alcune purtroppo no. Però ora è quotidiano il mio pensiero e capisco che il miglior augurio che si possa fare a chi amiamo sia proprio questo: stare bene.

Al contrario però, sono convinta che senza la sclerosi multipla molti rapporti non sarebbero mai nati e non avrei mai avuto la possibilità di conoscere persone speciali e uniche. Non avrei nemmeno mai potuto far sentire la mia voce, come sto facendo adesso e non avrei mai avuto l’occasione di conoscere un’Associazione così grande e così importante come AISM e parte di tutto il lavoro di chi ogni giorno si impegna per aiutarci.

Non avrei mai potuto chiamare amici perfetti sconosciuti che senza volere nulla in cambio mi hanno teso la mano quando, tutta impaurita, chiedevo in sordina aiuto. Non avrei mai ospitato a casa tre pazzerelli che si sono fatti più di 1200 km in 24 ore solo per conoscere e abbracciare quella sclerata che ha ascoltato una vocina spaurita che non sapeva come muoversi dopo la diagnosi. Non ci avrei mai messo la faccia, essendo una timida di natura. Forse non avrei avuto nemmeno considerazione da chi mi conosceva appena e mi considerava pure antipatica.

Boh.

Tante domande, tanti chissà che smettono di esistere proprio quando mi rendo conto di cosa ho attorno. Continuo a reputarmi fortunata: tutto è diventato un’opportunità.

La regola del gioco è vivere al massimo e con curiosità ogni giorno, per godermi a pieno tutto ciò che ho, cercando di trasmettere la gioia di vivere a chi ha un momento di difficoltà.

Perché non importa cosa ero e cosa avevo. Io adesso sono così. Una donna di 35 anni con mille sogni e mille desideri che non vuole guardare indietro ma avanti e “sorridere dei guai” e “pensare che domani sarà sempre meglio!”.

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